Alcuni effetti della modernizzazione ed internazionalizzazione delle banche italiane
Di inrosso 21 aprile, 2009, 2:03 pm
Brunetta: Gli italiani sono un popolo risparmioso, gli italiani hanno sempre avuto un sistema bancario un po’ lontano e un po’ distante. Io ho vissuto in Europa nove anni e facevo i paragoni anche personali e per esempio le commissioni per le singole operazioni erano molto più basse in Europa che in Italia, per cui noi abbiamo sempre avuto banche un po’ disattente molto costose e poco rispettose dei clienti, non tutte le banche locali funzionano hanno funzionato le banche di credito agrario piuttosto che di credito cooperativo hanno funzionato ciascuno di noi può avere esperienze negative e positive però che le nostre banche siano state nel passato quando erano pietrificate come le chiamò Guido Carli è un’attitudine sempre un po’ lontana e un po’ rigida e un po’ arraffona rispetto ai clienti questo è un dato di fatto, poi c’è stato un cambio c’è stata una modernizzazione si sono unificate si sono fuse di fatto adesso ci sono due grandi nuclei Unicredito e San Paolo Imi e poi ancora pezzi di banche locali ma di minore importanza che dire da un certo punto di vista si sono salvate dall’intossicazione generale e cioè dall’aver preso nel proprio organismo dei titoli tossici perché erano poco internazionalizzate quelle che erano più internazionalizzate si sono intossicate un po’ il risultato è che continuano ad essere come dire le nostre banche quindi con queste dovremmo avere a che fare in questa fase come dire al di là della buona volontà sono oggetto di critiche da parte del sistema delle imprese e di grande attenzione da parte del governo e della politica perché evidentemente non sempre fanno tutto quello che potrebbero fare sento anch’io le stesse grida di dolore rispetto al taglio delle linee di credito degli scoperti da parte degli imprenditori bisogna anche dire che le banche sono delle imprese e hanno anche loro degli azionisti e non è che gli azionisti delle banche amino vedere andare in malora le loro banche e quindi le loro azioni perché magari le banche prestano soldi a imprese decotte, e qui il punto centrale, forse nei processi di fusione cioè in quei processi che hanno portato a due grandi nuclei bancari molto forti, si è persa la sensibilità locale la sensibilità sui singoli imprenditori che forse nel passato avevano i vecchi direttori di filiale che conoscevano il loro clienti una ad uno e sapevano per i quali il rosso era come dire grave e i clienti per cui il rosso non era grave, perché invece era un investimento. questo è il punto c’è rosso e rosso, c’è scoperta e scoperto, se uno scoperto è finalizzato ad un investimento, è finalizzato a una commessa, è finalizzato all’attività è un scoperto buono, se uno scoperto è l’indicatore di una febbre che poi porta al collasso è uno scoperto cattivo. nessuna banca, come dire, ama dare scoperti cattivi però adesso probabilmente si confonde tra scoperto buono e scoperto cattivo.
Fonte programma radio su RTL 102.2 “Brunetta della Domenica” del 15.03.2009 con la partecipazione del ministro Renato Brunetta e di Andrea Pamparana.
Tutti gli articoli della trasmissione:
- Alcuni effetti della modernizzazione ed internazionalizzazione delle banche italiane
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- Risposte alle polemiche sull’affidamento dei controlli ai prefetti sulle banche relativamente alla Tremonti Bond

